Lavoratori della Conoscenza o Knowledge Worker

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Lo Scenario lavorativo del XXI secolo

Lo scenario del XXI secolo presenta un mercato del lavoro in continua evoluzione, caratterizzato dalla flessibilità lavorativa e da un elevato livello di competitività.

Osservando l’andamento del ciclo di vita lavorativo degli ultimi trent’anni (Fig.1), si può notare come questo sia mutato si in termini di durata (si lavora in un arco temporale più ampio), sia in termini di intensità lavorativa (si lavora con un maggiore livello di competitività).

Infatti, negli anni ’80 era ancora possibile (in Italia) pianificare una carriera lavorativa a partire dal titolo di studio, l’acquisizione di un lavoro, la crescita professionale in un settore specifico, fino ad un livello massimo di carriera, per poi scivolare verso l’età del pensionamento. Il tutto occupava mediamente un periodo lavorativo di 30-40 anni.

Fig.1

Fig.1 – Cambiamento del ciclo di vita lavorativo negli ultimi trent’anni

Oggi, nel pianificare la propria carriera bisogna mettere in conto che il periodo lavorativo si è allungato di circa il 50% e che molto probabilmente ci capiterà di cambiare tipologia di lavoro molte più volte rispetto al passato. Inoltre, cosa ancora più importante, per poter essere competitivi nell’attuale mercato globalizzato, saremo costretti ad aumentare ed aggiornare continuamente il nostro potenziale di conoscenza (knowledge) e di saper fare (know-how).

Già oggi è possibile notare come lo scenario lavorativo sia costituito da lavoratori appartenenti al vecchio ciclo di vita (con attività lavorativa specialistica e poco flessibile), che se non sono riusciti ad andare in pensione (v. “esodati”) si trovano in enorme difficoltà a ricollocarsi, in quanto il loro “valore residuo” del potenziale lavorativo (v. Fig.1) è troppo basso per essere riutilizzato.

Al tempo stesso, quei soggetti appartenenti al nuovo ciclo lavorativo, che hanno diversificato la loro carriera in termini di flessibilità e competenze, oggi dovendo abbandonare il lavoro dipendente, sono in genere in grado di condurre una attività consulenziale o imprenditoriale, grazie al loro “valore residuo” che trova rispondenza nel mercato attuale.

Altro aspetto interessante dello scenario lavorativo del XXI secolo, che si correla al suindicato fenomeno del cambiamento del ciclo di vita lavorativo, è la tendenza del mercato e prediligere due categorie lavorative molto diverse tra di loro: quella gli artigiani (quella dei mestieri) e quella delle professioni intellettuali emergenti (soprattutto legate all’uso delle nuove tecnologie).

È altrettanto evidente come la categoria intermedia dei “colletti bianchi” sembri essere poco rilevante nell’attuale mercato competitivo (v. Rivoluzione Industriale 4.0), già da un pezzo.

L’apparente dicotomia esistente rispetto all’interesse preferenziale del mercato attuale, verso la categoria degli artigiani piuttosto che per quella delle professioni intellettuali, si può spiegare in termini di competitività e valore economico.

Mentre però, per gli artigiani è più semplice comprendere il nesso logico in quanto si tratta di prodotti/servizi tangibili, come ad es. quelli appartenenti “Made in Italy”, per quanto riguarda invece, le professioni intellettuali o i lavoratori della conoscenza, risulta necessario stabilire quali siano gli strumenti di riferimento (“cassetta degli attrezzi mentali”) atti a misurare il valore e profittabilità di prodotti/servizi immateriali (intangibili) derivanti dalla gestione della conoscenza.

Professioni intellettuali e knowledge work

Di fatto, nel contesto economico e lavorativo in cui viviamo è in atto una straordinaria crescita quantitativa e qualitativa di quelle professionalità intellettuali che vanno sotto il nome di lavoratori della conoscenza o knowledge worker.

Si tratta di un ampio contesto lavorativo nel quale ricadono diverse figure: manager, dirigenti (imprenditori, lavoratori autonomi qualificati), professionisti (avvocati, economisti, ingegneri, medici, commercialisti, biologi, architetti, chimici, geologi, veterinari), creativi, scienziati, artisti, personale qualificato.

Si tratta di coloro che lavorano con la conoscenza e su processi prevalentemente immateriali, difficilmente rappresentabili, organizzabili, valutabili, il cui output immediato è nuova conoscenza.

Dal punto di vista storico, la figura del “knowledge worker“, è stata individuata da ben oltre mezzo secolo (v. Peter Druker, 1957), mentre oggi rappresenta la figura professionale intellettuale più soggetta ad un incessante processo di evoluzione (fonte Classificazione delle Professioni CP2011/ ISTAT); soprattutto negli ultimi vent’anni, con la diffusione pervasiva dell’ICT e del modello dell’economia della conoscenza e dell’innovazione.

Il lavoro dei knowledge workers riguarda il sapere, il saper fare, il saper essere e la produzione di conoscenza a mezzo di conoscenza: in ciò risiede il loro maggior vantaggio competitivo. 

Di contro, si può affermare che i lavoratori della conoscenza rappresentano oggi una categoria sociale che, da alcuni studiosi (F.Butera 2008), viene considerata non ancora consolidata e quindi, una categoria che non è ancora strutturata nelle aziende soprattutto dal punto di vista contrattuale.

Ritorna utile precisare la differenza tra la tradizionale professione intellettuale e il knowledge work, il quale estende il concetto di lavoratore della conoscenza anche a categorie e profili lavorativi emergenti.

Per professione intellettuale si intende infatti, l’attività economica anche organizzata in forma associata o societaria, diretta al compimento di atti e alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi esercitata abitualmente e in via prevalente (in proprio o in ambito dipendente) con lavoro intellettuale, per la quale sono richiesti un titolo di studio universitario o un percorso formativo equivalente ai fini dell’accesso all’Albo, il superamento dell’esame di Stato di cui all’art. 33, comma 5 della Costituzione e l’iscrizione all’albo professionale.

Le professioni intellettuali sono assimilabili a quelle esercitate in genere ad esempio, dagli ingegneri, architetti, informatici, insegnanti, avvocati, medici, ecc., in forma autonoma (art. 2230 c.c.), organizzata in forma di impresa (art. 2238, 1° co., c.c.), oppure in forma subordinata in ambito aziendale.

Più in generale, la categoria dei lavoratori della conoscenza” (knowledge worker), pur già comprendendo quella delle professioni intellettuali, è meno formalizzata e si distingue per la sua peculiare caratteristica lavorativa di essere “non di routine” e per l’enfasi che viene posta sul problem solving, nonché sul pensiero creativo convergente e divergente.

Per quanto riguarda i knowledge worker si tratta di  lavoratori che fanno della creazione, sviluppo e diffusione della conoscenza il proprio punto di forza.

Ad oggi non sono ancora disponibili corsi di formazione specifici per la figura professionale del knowledge worker, pertanto i lavoratori della conoscenza operano in genere, secondo la propria esperienza lavorativa e le proprie acquisite competenze specialistiche e trasversali.

Di fatto manca una “cassetta degli attrezzi” standard di riferimento in grado di fornire in largo anticipo, rispetto all’operatività lavorativa, la consapevolezza del ruolo professionale, quello del knowledge worker, oggi sempre più strategico e in rapida evoluzione.

 

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